LA STORIA DELL'ECCELLENZA

LA STORIA DELL'ECCELLENZA
17/01/09 20

Eccellenza - 639 letture


Storie, personaggi, aneddoti, nel libro presentato all'assemblea che raccoglie 18 anni di storie dell'Eccellenza. E non poteva mancava Rete Oro e Raffaele Minichino

DICIOTTO ANNI DA RICORDARE
L'assemblea ordinaria elettiva è stata l'occasione per regalare alle società laziali un libro sui 18 anni di storia del campionato di Eccellenza. Una raccolta di aneddoti, curiosità, racconti e vicissitudini, oltre che di risultati e classifiche, per testimoniare i primi diciotto anni di vita del principale campionato regionale. Una storia iniziata nel lontano 1989, quando fu ideata la riforma dei campionati che ha poi preso corpo nella stagione 1991-92. Nel volume sono raccolti tutti i vincitori dei campionati, alcuni speciali protagonisti che proprio all'Eccellenza hanno legato il proprio nome e le proprie storie calcistiche. Da Ibro Genc, primo straniero del campionato, a Marco Delvecchio, ultima "stella" approdata in questa categoria, passando per tanti nomi e peronsaggi che ancora oggi calcano i campi del Lazio.

Diciotto anni. L’età della maturità, degli esami di Stato, della patente di guida. L’età della ragione, gli anni per sentirsi grandi e partire alla conquista del mondo. L’età di un campionato nato per caso e il cui nome significa tutto e niente. L’età dell’Eccellenza, di un calcio per niente privilegiato, ricco di spirito e ideali ma che negli annali sportivi lascia pochissime tracce del suo passaggio. L’età di un calcio genuino, spontaneo, verace, dove qualche
valore ancora resiste. Un calcio fatto di persone, prima che di affari, in cui navigano a vista uomini, ragazzi e qualche donna. Che si racconta attraverso mille aneddoti, trasportati semplicemente dalla mente, prima ancora che leggendo i risultati. Un calcio fatto di quotidianità, spesso di improvvisazione, di episodi divertenti e tristi,
grotteschi e reali, ma comunque sinceri e veri. Di personaggi che in diciassette anni possono raccontare storie e
aneddoti ce ne sono tanti. Troppi, forse, per racchiuderli in poche righe. E sono tutti uomini che hanno una doppia vita: una normale ed una speciale. La prima dedicata a lavoro e famiglia, la seconda interamente al calcio. E non a quel Dio pallone che ogni domenica incolla a radio e tv o spinge nei grandi stadi. Ma a quel calcio che fa
alzare prestissimo la mattina o fare tardi la sera perché partite e allenamenti possono avere soltanto orari dopolavoristici. Con gli allenatori, i calciatori e i dirigenti che sono passati per il campionato di Eccellenza si potrebbe riempire un elenco telefonico. Nomi per lo più sconosciuti a chi non ha vissuto o vive questo mondo, gente comune ma al tempo stesso un po’ speciale. Giampaolo De Luca, Stefano Mattiuzzo, Fabio Quadraccia, Roberto Di Paolo,Ugo Fronti, Glauco Cozzi, Claudio Fazzini e molti altri in questo libro raccontano e si raccontano. Personaggi, appunto, che con caratteri e caratteristiche diversi hanno lasciato un’impronta su questo campionato.
Persone che l’Eccellenza l’hanno vinta più di una volta. Chi come calciatore, chi come allenatore o dirigente. Tutti con l’entusiasmo e lo spirito di un dilettante che dentro ha l’anima del professionista.L’amore per il gioco del calcio ha spinto ogni protagonista dell’Eccellenza a dare vita ad un campionato lungo diciassette anni. In cui le squadre sono l’espressione di un centro, piccolo o grande che sia. Che fa leva sulla rivalità regionale, prima ancora che provinciale o addirittura cittadina. E se i personaggi sono tanti, difficili da catalogare,i centri che hanno partecipato, almeno una volta al campionato sono più di centoventi. Espressione di tutto il Lazio, senza esclusione
di provincia. Roma è stata ovviamente sempre al centro di ogni cosa mentre Rieti ha sempre avuto grandi difficoltà a far sentire la propria presenza nel campionato. Negli anni l’anima dell’Eccellenza ha subito trasformazioni, migliorandosi e crescendo. Il carattere anche duro a volte di questo campionato ha saputo imporsi anche sulla stessa serie D, che non sempre riesce a stare al passo, come interesse, con questo campionato. Partito come un torneo cuscinetto, ben presto, passando per alcune piccole riforme, si è affermato con una propria identità, forte e autorevole appunto. Che ha fatto salire non soltanto l’attenzione, ma anche la voglia di prendervi parte. Basti pensare a come, dopo i primi anni esclusivamente dedicati agli indigeni, l’Eccellenza ha ospitato sempre più spesso nomi eccellenti, o che almeno sono stati tali. Ex calciatori professionisti che, magari riavvicinandosi a casa, hanno
scelto di chiudere (o riaprire) la carriera in Eccellenza. In principio erano soprattutto calciatori di serie C, oggi Lega Pro, poi sono diventati anche campioni ed ex azzurri come Marco Delvecchio, l’ultimo arrivato nella grande famiglia dell’Eccellenza. Nell’elenco dei personaggi illustri, loro, gli ex professionisti di alto livello, un posto se lo sono ritagliato chi come giocatore, chi come allenatore. Anche Francesco Quintini, Maurizio Raggi, Maurizio Poli, Antonio Rizzolo, Carlo Pascucci, Massimiliano Anastasi, Fiorenzo D’Ainzara, Sebastiano Nela, Massimiliano Cappioli, Pasquale Luiso, Fabio Petruzzi, Dodo Chierico e molti altri hanno fatto salire l’attenzione della gente, ma anche dei media. Pure se, non sempre, la loro presenza è coincisa con un’effettiva crescita dei valori in mezzo al campo.
Anche in tema di comunicazione l’Eccellenza è stata importante per tanti. A scrivere di calcio dilettanti, di partite di paesi e quartieri sono stati numerosi giornalisti diventati professionisti con il tempo. L’Eccellenza
è stata anche una scuola per loro, una palestra nella quale ci si è preparati per partite più grandi e complicate. In principio, l’informazione sul mondo dei dilettanti era affidata ai grandi giornali (Corriere dello Sport, Messaggero e Tempo), sia pure concentrata soprattutto nelle partite domenicali, e a quella splendida e inossidabile realtà che è il Corriere Laziale, testata nata nel 1973 per volontà del suo direttore Eraclito Corbi, che l’Eccellenza (e non solo) l‘ha vista nascere e crescere e l’ha raccontata attraverso le sue pagine,prima settimanali oggi quotidiane. Accanto al “Corriere”, risultati e commenti erano affidati ad una trasmissione televisiva, la popolare “Sport in Oro” di Raffaele Minichino , diventata da subito la “Domenica Sportiva” dei dilettanti, che alle 18 della domenica, da oltre vent’anni, richiama davanti ai televisori il mondo del calcio dilettanti per conoscere risultati e sentire i commenti. Via etere, invece, il calcio dilettanti ha conosciuto gli albori con “Radio Dimensione Musica” di Gino Becchetti, fino ad arrivare alla messa in onda di una trasmissione come “Il calcio che non ti raccontano”, un vero e proprio “Tutto
il calcio minuto per minuto” dedicato all’Eccellenza, e non solo, che non ha eguali in Italia. Ed è attraverso queste storie, che il calcio dilettanti ha fatto da scuola a numerosi giornalisti che oggi raccontano altre, più importanti storie di calcio e non solo. L’Eccellenza è stata una scuola, o forse sarebbe più bello dire una palestra, anche per calciatori che ritroviamo in A o B. Su tutti Giuliano Giannichedda, cresciuto nello Sporting Pontecorvo e poi approdato all’Udinese, alla Lazio e alla Juventus. Poi Davide Moscardelli, attaccante formatosi prima nel Giada Maccarese e poi nel Guidonia e protagonista in serie B con le maglie di Rimini, Cesena e Triestina.O ancora: Massimiliano Perulli, fantasista dell’Ostia Mare, arrivato a giocare in serie A con l’Ascoli; Angelo Palombo, centrocampista della Sampdoria e della nazionale, formatosi nel Ferentino. Senza dimenticare Marco Storari (Milan e Messina tra le altre squadre) portiere del Ladispoli, e Manuel Coppola, altro centrocampista di Messina
e Genoa, partito dalla Tivoli 1919. Punte di un icerberg che si poggia su numerosi ragazzi che passando per l’Eccellenza oggi giocano nei campionati della Lega Pro. Nomi diventati conosciuti, che si accompagnano benissimo con altri nomi, magari meno noti ma che per il calcio di Eccellenza significano molto. Basti pensare a Roberto
Di Paolo, un dirigente che ha fatto la storia della categoria, vinta cinque volte con cinque squadre diverse. O a Giampaolo De Luca, attaccante che in Eccellenza non voleva scendere ma che di questo campionatro è diventato un’icona. L’Eccellenza è anche un campionato dalle mille identità: quella giovane, fortemente voluta prima dall’ex presidente Antonio Sbardella,poi dall’attuale presidente Melchiorre Zarelli; quella professionista costituita da calciatori che soltanto al campionato d’Eccellenza pensano; o quella genuina e a volte ingenua di piccoli centri che magari, alla lunga, pagano caramente le proprie ambizioni; da qualche anno a questa parte, poi, l’Eccellenza ha anche un’anima internazionale.Lontana dai tempi di Ibro Genc, primo straniero del campionato, giovane
albanese che preferì giocare a Civita Castellana, dove la qualità della vita è invidiabile, piuttosto che continuare a giocare con la propria nazionale, di cui era titolare. Oggi, le orme di Ibro Genc sono state seguite da tantissimi altri calciatori, stranieri che caratterizzano (forse troppo) l’Eccellenza. Ragazzi argentini, brasiliani, africani e dei
Paesi dell’Est, ormai integrati perfettamente con gli italiani, secondo quella globalizzazione che è l’essenza dei giorni nostri.